giovedì, 22 marzo 2012

La bomba a orologeria dell'autismo ignorato

Mario Piranidi Mario Pirani (Repubblica, 19.03.2012)

Quasi in concomitanza con la nostra ultima rubrica sulle vicende di 400.000 bambini con salute mentale a rischio (Repubblica, 12/3), leggo su Le Monde (9/3) due pagine dedicate alle più aspre ma similari discussioni che si svolgono in Francia, un paese che non ha ancora realizzato l'integrazione scolastica per la presa in carico dei minori affetti da Ted (turbe invadenti dello sviluppo), in modo particolare l'autismo.

Quanto all'Italia i messaggi ricevuti forniscono un riscontro sensibile da parte di varie regioni. Segnala, ad esempio, il presidente della Onlus Autismo Toscana, Marino Lupi (www.autismotoscana.it), composta di familiari di bambini-ragazzi autistici, come questi ad un certo punto letteralmente "scompaiono", in quanto non più seguiti nella vita adulta.

«Pensi - mi scrive Lupi - che da un'indagine regionale che la nostra Onlus è riuscita a fare nel 2006, le persone con autismo sopra i 18 anni risultavano in tutta la Toscana appena 75 mentre in nessuna Usl si segnalavano casi di autismo superiori ai 44 anni di età. Malgrado la cecità statistica la domanda è sempre la stessa: quale futuro per le persone cresciute con autismo? Quanto ci costerà questo disastro umano ed economico annunciato?».

Posso solo citare tra le molte altre missive quella del dott. Farrugia, segretario laziale della Società di neuropsichiatria dell'infanzia, e di due terapiste che seguono soggetti con «disabilità non visibilea livello macroscopico (disturbo specifico del linguaggio, ritardo psicomotorio, disturbo di apprendimenti o disturbo dello spettro autistico e della coordinazione) spesso considerati soggetti lenti e svogliati, immaturi o bizzarri, con scarso riconoscimento del Disturbo».

Infine il prof. Stefano Seri, distaccato all'Aston University di Birmingham, Uk, sostiene anche lui una «revisione della legislazione incentrata in primo luogo sulla sostenibilità nel lungo periodo».

Il prof. Gabriel Levi, primario di psicoterapia infantile, che assieme al compianto Giovanni Bollea ha raccolto i dati tecnici per una Legge sulla Salute mentale in Età evolutiva, ci ha spiegato: «A via dei Sabelli abbiamo in fase avanzata diversi progetti di ampio respiro. Sulla riabilitazione per fasi di età dell'autismo. Sulle malattie neurologiche rare. Sulla terapia integrata delle crisi psicotiche adolescenziali. Sui disturbi specifici di apprendimento. Sulla prevenzione precoce della depressione e dei disturbi di personalità in età adulta. Abbiamo il know how per utilizzare a 360 gradi una esperienza di 5 anni, unica in Europa. Ci mancano pochi soldi. Basterebbero, per esempio, i fondi per 6 contratti o di mobilità per 6 giovani psichiatri infantili per andare ad un organico a pieno regime».
Potremmo arrivare con bassissima spesa e il massimo di riordino alla nuova legge, da affiancare alla legge 170 che affronta la dislessia e l' integrazione scolastica. Un passo indispensabile anche con l' intento di impedire che la diagnosi di Dsa (disturbi specifici di apprendimento) venga attribuita a un numero eccessivo di bambini, spinti verso un riconoscimento di handicap, con l'evidente fine di ottenere l'insegnante di sostegno. Per contro la legge dovrebbe servire ad integrare i diversi interventia francobollo con spese regionali oggi frammentate (dall'autismo al bullismo, dalle difficoltà dei minori migranti agli affetti da depressione). I disturbi vanno differenziati secondo il loro grado di gravità (spesso dovuto alla tardiva scoperta e presa in carico) e analizzati secondo l'età dell'individuo.

Comunque il dato globale che giustifica una legge ad hoc deriva dal quadro seguente: in Italia 4 bambini su 100 vengono seguiti dai Servizi di neuropsichiatria dell'età evolutiva per problemi significativi, mentre per ogni bambino che non viene visto ne esiste un altro che non è segnalato e che se non sarà preso in carico, "esploderà" da adolescente o da adulto. Una bomba già innestata.

MARIO PIRANI

22.03.2012